Vignaiolievignerons

22/04/2013
da Luca
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Collezionare vini

Immagine: © volff - Fotolia - vini da collezione

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Se ne trovano molte anche negli annunci gratuiti sul web: bottiglie pregiate da collezione che in internet trovano facilmente acquirenti e appassionati. Un mercato e un hobby, quello del collezionismo, che grazie alle nuove tecnologie permette di scoprire vere e proprie chicche in pochi semplici click: saranno l’affidabilità del rivenditore e la conoscenza dell’interessato ad evitare di prendere abbagli.

Un vino da collezione è un vino unico, che reca in se anche le tracce del tempo trascorso e che racconta la sua storia, dalla nascita ad oggi. Sono bottiglie spesso dal valore inestimabile che sono passate da un possessore all’altro nel corso del loro tempo e oggi arrivano nelle nostre case, con tutto il carico di prestigio che portano con sé. Un vino da collezione aumenta il suo valore con il trascorrere del tempo, in Italia i più conosciuti sono i vini piemontesi e toscani che nel tempo acquistano un sapore e un colore da giustificare il loro alto valore economico. Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano, Chianti Classico, sono vini che si prestano perfettamente a un invecchiamento destinato a farli entrare di pieno diritto nel rango di vini da collezione. Gli italiani sono tra i vini maggiormente richiesti nel mondo, anche quelli da collezione, seguiti dai vini francesi: Pinot Nero, Bordeaux, Cabernet Sauvignon, Champagne.

Affinché un vino venga annoverato tra quelli da collezione, il terreno e le tecniche di produzione vengono monitorate in maniera molto rigida, così come la conservazione é soggetta a determinate regole. Inoltre numerose associazioni di categorie, riviste specializzate, eventi permettono a chi si avvicina a questo mondo di capire i meccanismi e apprendere i segreti dei vini da collezione. Iniziando magari a frequentare un corso per sommelier.

07/03/2013
da Federica
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Vini made in Germany

La fiera tedesca sui vini ed i liquori di portata internazionale, la Prowein, che si tiene ogni anno a Düsseldorf (quest’anno dal 24 al 26 marzo 2013) è un’importante vetrina del vino prodotto in tutta Europa. Buyer accorrono da tutto il mondo per conoscere le nuove annate e avere maggiori informazioni sulle cantine presenti. Protagonisti sempre più affermati, accanto a vini italiani e francesi, anche quelli tedeschi, che negli ultimi anni si sono fatti apprezzare sempre di più.

Immagine: © cmfotoworks - Fotolia - uva riseling

Immagine: © cmfotoworks - Fotolia - uva riseling

Nell’immaginario collettivo è sin da sempre la birra a farla da padrona sulle tavole tedesche, mentre invece in alcune zone della Germania vi é una radicata cultura vitivinicola portata avanti nei secoli.
Sono soprattutto le zone sud-occidentali che vantano di una sviluppata cultura vitivinicola. Le zone tedesche più famose per il vino sono Ahr, Baden, Franken, Hessische Bergstraße, Mittelrhein, Mosel, Nahe, Pfalz, Rheingau, Rheinhessen, Saale-Unstrut, Sachsen e Württemberg.
Molto famosi sono soprattutto i vini bianchi tedeschi. Tra i vitigni più usati troviamo il Riesling, il  Silvaner, il Müller Thurgau, il Kerner e il Weißburgunder. Tra i vini rossi più rinomati c’è il Spätburgunder, il Dornfelder, il Lemberger, il Portugieser e il Trollinger.
Tra i vini più famosi tedeschi c’é l’Eiswein. Si tratta di un vino ottenuto dalla fermentazione di grappoli congelati, vendemmiati tardivamente all’inizio della stagione invernale, quando la temperatura scende sotto i -7 C°. Il 1996 è stato un ottimo anno per l’Eiswein: la raccolta era tra il 24 e il 26 dicembre! La qualità del vino di un determinato vigneto deve essere continuamente controllata e può quindi variare da un anno all’altro.
Oltre all’Eiswein ci sono altri cinque tipi di indicazioni che riguardano il vino di qualità riportati sull’etichetta. Questi sono Kabinett, Spätlese, Auslese, Beerenauslese e Trockenbeerenauslese.

17/02/2013
da Federica
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Vino toscano forte in Cina

Il made in Italy è ancora un’importante realtà, soprattutto per quanto riguarda i prodotti enogastronomici sui mercati emergenti asiatici. Ed ecco che per il vino made in Tuscany si é aperta una nuova frontiera, ovvero la Cina. Nel 2012 l’export verso il Paese più popoloso al mondo è aumentato in maniera esponenziale, precisamente del 9%. Si stima che in Cina sia stato venduto vino prodotto in Toscana per un totale di 10 milioni di euro.

Immagine: © mmmg - Fotolia - vino italiano

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Questi dati sono stati presentati presso Buy Wine, workshop internazionale organizzato da Toscana Promozione e svoltosi alla Fortezza da Basso di Firenze il 14 e 15 febbraio 2013. Al workshop erano presenti tutte le cantine rinomate toscane, in tutto 228, e molti buyer provenienti da tutto il mondo (per la precisione 211). Come hanno sottolineato gli organizzatori nel corso dell’inaugurazione il 2012 verrà ricordato come l’anno in cui i cinesi hanno scoperto il vino rosso toscano. Già nel 2011 l’esportazione del vino in Cina aveva raggiunto dati molto confortanti. Si trattava però soprattutto di vino bianco. In soli tre anni, quindi dal 2008 al 2011, la Cina è diventato il terzo mercato di sbocco con l’11% del commercio estero toscano. Nel 2012 i cinesi sembrano invece aver scoperto il vino rosso. Con oltre 6,5 milioni di euro di esportazioni la Cina si classifica oggi all’ottavo posto come mercato per i rossi Dop (Denominazione di origine protetta) toscani. Si stima che nei prossimi anni il numero di consumatori aumenterà e quindi si verificherà un ulteriore aumento della domanda. Una crescita, quella del 2012, che consolida la leadership della Toscana nel mercato cinese, tra le principali regioni italiane esportatrici di vino.

03/01/2013
da Luca
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Vini sudafricani

Immagine: © Nicola_Del_Mutolo - Fotolia - Africa Sunset

Immagine: © Nicola_Del_Mutolo - Fotolia - Africa Sunset

Parlare di vini africani significa principalmente parlare dei vini prodotti nel Sud Africa che esporta sia bianchi, che rossi. Una produzione che negli ultimi anni ha conosciuto una fase di intensa attività, anche se ancora i livelli di produzione non sono alti come quelli di altri Paesi. Pro capite in Sud Africa vengono consumati circa 9,5 litri all’anno, prevalentemente vini che hanno origine da vitigni francesi.

La storia enologica del Sud Africa iniziò intorno al 1600 quando Jan van Riebeeck, chirurgo olandese, fece arrivare dalla Francia alcune viti da piantare nel territorio, di modo che quando le navi della Compagnia delle Indie Olandesi si fermavano a Capo di Buona Speranza potessero trovare rifocillamento necessario per proseguire in direzione estremo oriente. È il 1659 quando si ebbe la prima produzione di vini, anche se i primi risultati non vennero accolti con lo stesso entusiasmo che il loro produttore invece mostrava. È con l’arrivo del nuovo governatore che si assistette alla nascita della cantina che cambiò per sempre il corso della storia enologica sudafricana, la Constantia che accolse anche i rifugiati ugonotti, in fuga dalle persecuzioni religiose. Furono proprio loro a imprimere un carattere più “professionale”, grazie alle conoscenze che portavano direttamente dalla Francia. Il successo fu strepitoso, tanto che i vini Constantia potevano in tutto e per tutto rivaleggiare con i loro colleghi europei. Purtroppo questo periodo d’oro dell’enologia sudafricana conobbe un momento di stop in concomitanza con l’epidemia della filossera che devastò i vigneti.

Solo dopo 20 anni si assistette a un recupero della tradizione vinicola di qualità, che però ebbe lo svantaggio di creare sovrapproduzione. Con la nascita della cooperativa dei viticoltori del Sud Africa si assistette a una maggiore regolazione della produzione del vino e ancora oggi la cooperativa controlla circa il 25% di tutta la produzione di vino della zona.

20/12/2012
da Luca
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Abbinamenti natalizi

Immagine: © Comugnero Silvana - Fotolia - Natale

Immagine: © Comugnero Silvana - Fotolia - Natale

I preparativi per i vari cenoni e pranzi si fanno sempre più vicini e il timore di non soddisfare il palato dei propri cari è un fastidioso pensiero. Niente colpisce di più a tavola che la perfetta armonia tra bevande e cibo, quando il gusto frizzante dello spumante incontra il dolce del pandoro. E così l’Enoteca Italiana pubblica in rete un serie di consigli per abbinamenti perfetti, in occasione di Natale e Capodanno. Con uve e vini di eccellente qualità, l’Enoteca Italiana, nelle parole di Salvatore de Lio, consiglia di puntare sul made in Italy già a partire da un aperitivo a base di bollicine: un Franciacorta, un Trento Doc o un Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese sono scelte sempre azzeccate.

Per i primi piatti a seconda della ricetta scelta si potrà optare per un Lambrusco emiliano per accompagnare i tortellini in brodo, per il secondo, se cucinate piatti a base di carne o cacciagione, l’ideale sono i classici Nero d’Avola, Chianti, Barbera, Nebbiolo, Primitivo di Manduria. Per i secondi a base di pesce invece l’ideale è scegliere un buon Vermentino o la Falanghina; anche il soave superiore veneto il il roero arneis del Piemonte si sposano alla perfezione, suggerisce l’Enoteca Italiana. Per concludere in bellezza il pasto, immancabile è il pandoro o panettone da accompagnare con un Moscato d’Asti o un Asti spumante. Stanno molto bene con i dolci, specie quelli a base di crema, vini dolci siciliani, quali la Malvasia o il Moscato di Pantelleria, mentre il cioccolato trova un vino perfetto nel Barolo.

Al di là dei consigli e dei gusti, la regola da seguire è mangiare e bere all’insegna della convivialità e del piacere di stare insieme. Buon Natale!

09/11/2012
da Federica
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EnoliExpo Adriatica 2013

Dal 18 al 20 gennaio 2013 si terrà a Fermo, piccolo comune marchigiano, un importante evento espositivo dedicato ai produttori di vino e d’olio e chi lavora nelle rispettive filiere, ovvero EnoliExpo Adriatica 2013. La fiera ha già raccolto il pieno sostegno di tutte le principali associazioni di categoria e delle istituzioni di riferimento, puntando a divenire un appuntamento biennale irrinunciabile per tutti i professionisti del settore. La sede sarà il Fermo Forum, con una superficie di ben 6000 metri quadrati. Oltre alle rappresentanze delle singole aziende, uno spazio di primo piano sarà dedicato anche agli apparati tecnici e produttivi, come macchinari e attrezzature per la raccolta nei vigneti e negli oliveti, per la trasformazione della materia prima, per le procedure di imbottigliamento, confezionamento e imballaggio, in uso proprio nella zona in cui l’Expo avrà luogo, la dorsale Adriatica, con le sue specificità geografiche. La scelta di Fermo non è comunque casuale, in quanto il suo trovarsi dirimpetto alla regione balcanica è stato lo stimolo per ottenere la partecipazione di operatori esteri dei settori vitivinicolo ed oleario provenienti da Croazia, Slovenia, Serbia, Albania e Bosnia Erzegovina.

Immagine: ©panthermedia.net/ Svetlana Gucalo - Settore vitivinicolo

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EnoliExpo Adriatica 2013 sarà un’ottima occasione per gli operatori delle filiere del vino e dell’olio di incontrarsi e fare networking, ma metterà a disposizione anche conferenze e corsi di formazione per tutti coloro che volessero approfondire e arricchire le proprie competenze, sotto la direzione del direttore di Assoenologi Giuseppe Martelli. Gli organizzatori inoltre hanno dato ascolto a tutte quelle piccole aziende che ci terrebbero a partecipare e usufruire di questa vetrina ma, a causa della crisi, non dispongono dei mezzi economici sufficienti: ci sarà dunque un ribasso del 20% su ogni singola area, di cui gli espositori potranno beneficiare.

10/10/2012
da Luca
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Château Lafite

La maggior parte di noi potrà al massimo ammirarne estasiato l’etichetta invecchiata dal tempo nelle vetrine di qualche enoteca di lusso: stiamo parlando dello Château Lafite, il vino più costoso al mondo. Non a caso l’azienda vinicola che porta lo stesso nome, la quale è ubicata nei pressi del villaggio di Pauillac, nella regione del Médoc – Bordeaux nord-occidentale – porta il nome dei Rotschild, dinastia di banchieri europei ora in possesso del terreno il cui primo proprietario fu Gombaud de Lafite nel 1234. Anche se la zona è sempre stata impiegata per la coltivazione della vite, la maggior parte del vigneto Lafite venne piantata da Jacques de Ségur negli ultimi decenni del Seicento.

Immagine: © goodluz - Fotolia - Vitigni francesi

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Agli inizi del XVIII secolo lo Château Lafite era già considerato un vino di grandissimo pregio e battezzato dal cardinale Richelieu “le vin du Roi“ (il vino del re), in quanto era una delle bevande preferite dalla corte di re Luigi XV. La sua reputazione arrivò al vertice quando anche il terzo Presidente degli Stati Uniti e Padre fondatore, Thomas Jefferson, dopo aver visitato il vigneto divenne un cliente affezionato dell’azienda.

Le bottiglie delle migliori annate successive al 1800 hanno ormai valutazioni fuori dall’ordinario. Il prezzo medio è di circa 165.000 euro, ma ad una delle ultime aste tre esemplari del 1869 sono stati battuti per 500.000 euro. La qualità però non fu sempre ai massimi livelli, ma vi fu un lieve abbassamento nel secolo successivo, cui venne posto rimedio a metà degli anni Settanta. Oltre ad essere il più costoso infatti, questo vino, la cui produzione annuale è di circa 240.000 bottiglie, è anche uno dei migliori sul mercato.
 

07/09/2012
da Luca
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Brunello di Montalcino

Dalla disciplinare di produzione che fissa le regole, affinché un vino venga denominato Brunello di Montalcino DOCG veniamo a conoscenza di quanto segue. Innanzitutto il vino deve essere ottenuto dalle uve che provengono dal vitigno “Sangiovese” che a Montalcino è denominato “Brunello”, devono essere prodotte quindi all’interno del territorio amministrativo del Comune di Montalcino in provincia di Siena.

vigne

vigne

Si può ricorrere all’uso di indicazioni toponomastiche che si riferiscono alle vigne, a patto che queste siano state denunciate all’albo dei vigneti e che le uve e i vini siano presi in carico separatamente nei registri obbligatori di cantina. Particolare attenzione viene data dalla disciplinare alle condizioni di coltura dei vigneti, che devono rispondere a quelle caratteristiche atte a conferire al vino le caratteristiche di qualità che lo contraddistinguono. Le zone devono essere collinari a un’altitudine non superiore ai 600 metri sopra il livello del mare, con un’esposizione adatta per la maturazione. La densità minima per i nuovi impianti o reimpianti deve essere di 3000 piante per ettaro e qualsiasi pratica di forzatura non è ammessa.

Per quanto riguarda le caratteristiche organolettiche il Brunello di Montalcino DOCG presenta un colore rosso rubino che tende al granato, ha un odore intenso e al sapore risulta asciutto, robusto, armonico e persistente. La disciplinare inoltre regola anche il processo di affinamento, le qualità delle bottiglie, l’utilizzo delle varie denominazioni, le percentuali consentite. Per essere imbottigliato il vino essere sottoposto alle analisi chimico-fisiche e organolettiche previste dall’articolo 13 della legge 10 febbraio 1992 n. 164. Un vino che porta in tavola il sapore della sua terra d’origine, perfetto con le carni rosse, la selvaggina o con i formaggi, specie con il pecorino toscano. Portatelo in tavola ad una temperatura tra i 18 e i 20 gradi.

Diritto d’immagine: ©panthermedia.net/Wies amp #322 aw Jarek

10/08/2012
da Luca
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Regole per abbinare vino e cibo

tavola apparecchiata

tavola apparecchiata

Abbinare correttamente il vino al cibo è un’arte. Naturalmente a prevalere è sempre il proprio gusto personale. A sostenere soprattutto questa affermazione è la scuola inglese, secondo la quale ogni scelta è individuale e non può essere dettata da nessun sommelier. Il concetto fondamentalmente è giusto, ma alcuni abbinamenti possono risultare davvero sgradevoli come ad esempio un buon bicchiere di vino bianco leggero con della carne alla brace.
Esistono delle regole basilari che permettono ai meno esperti fra noi di non compiere errori grossolani. Innanzitutto i vini bianchi non vanno mai serviti dopo i vini rossi con eccezione dei vini da dessert come il Moscato e il vino passito. I vini leggeri vanno sempre serviti prima di quelli più robusti e corposi come anche i vini che necessitano di una bassa temperatura di servizio, come ad esempio gli spumanti e i vini bianchi. Nel servire i vini seguite sempre una crescente gradazione alcolica. Per quanto riguarda l’abbinamento con il cibo ci sono due regole fondamentali da rispettare: il vino liquoroso bianco non va mai servito assieme a carni rosse e selvaggina, mentre un vino rosso robusto e corposo non va in nessun caso abbinato a pesce, crostacei o molluschi.
La scuola enogastronomica italiana, caratterizzata da una varietà infinita di cucine regionali, insegna di abbinare per tradizione. Un piatto tipicamente regionale o locale va generalmente accostato ad un vino della stessa zona. In questo modo si crea un’affinità unica di profumi e sapori. Ciò non significa però che la concordanza dei sapori risulti spesso gradevole, al contrario, una contrapposizione, cioè quando il vino esprime caratteristiche opposte al cibo, può essere molto piacevole per il palato. Abbinare ad esempio un piatto grasso ad un rosso fresco aiuta a ripulire la bocca e ad alleggerire la pesantezza del piatto. Solo durante la portata dei dolci è strettamente necessario servire un vino che concorda con i sapori, un piatto dolce va abbinato ad un vino dolce e non secco.

Diritto d’immagine: © MNStudio – Fotolia

25/06/2012
da Federica
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Festival del vino Rosato

Quest’anno Siena non ospiterà solamente come da tradizione il famoso Palio dal 30 giugno al 3 luglio, bensì anche la prima edizione del “Festival del vino Rosato”. La manifestazione si terrà proprio nel cuore della Fortezza Medicea, nota anche come Forte di Santa Barbara, che è stato eretto nella città toscana tra il 1561 e il 1563 su ordine del duca di Firenze Cosimo I de’ Medici.

© Alexey Ivanov - Fotolia

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La mostra mercato è interamente dedicata alle eccellenze in Rosa, delle quali il nostro Paese può andare molto fiero. La Fortezza aprirà quest’anno per la prima volta le sue porte a “Bianco Rosso e Rosè”. Si tratta del primo Festival interamente dedicato alle eccellenze che sono state selezionate durante il I concorso nazionale dei Vini Rosati tenutosi a aprile scorso tra Bari e Otranto.

L’idea di questa bellissima iniziativa é di Dario Stefano, l’Assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia. Ad organizzare e finanziare l’evento in collaborazione con Enoteca Italiana è proprio l’Assessorato alle Risorse Agroalimentari della Puglia, Regione famosissima per la produzione di vini rosati. L’iniziativa è di grande importanza, come precisa anche Fabio Carlesi, Segretario generale di Enoteca Italiana, il quale dichiara in un’intervista: “Enoteca Italiana è convinta che iniziative come queste servono a sostenere il prodotto e le aziende in questa difficile congiuntura internazionale”. Come afferma inoltre l’enologo delle Cantine Rivera, Leonardo Palumbo, l’appuntamento è volto a “esaltare i vitigni autoctoni di Puglia, come il Bombino rosato, che dà vita solo a questo tipo di vini, o quelli più conosciuti: Primitivo di Manduria, Negramaro e Nero di Troia”.
Dal 30 giugno al 3 luglio Enoteca Italiana organizzerà ben due degustazioni guidate al giorno gratuite, una in italiano ed una in lingua inglese per i turisti. La giornata di sabato 30 giugno sarà completamente dedicata alla Regione Puglia e i visitatori potranno coniugare il piacere della degustazione di vini pugliesi ai prodotti tipici regionali.