Vignaiolievignerons

20/04/2012
da Paolo
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Il vino sempre più social

Vino e internet stanno diventando un connubio sempre più acclamato e destinato a crescere sempre di più. Oggi troviamo in rete più di 210 milioni di pagine, 7 milioni di video e 37 milioni di immagini che parlano di vino. Per non parlare poi dei forum, delle community e di altre piattaforme, dove produttori, sommelier, ristoratori e amanti del nettare di Bacco discutono appassionatamente sulle novità inerenti alla viticoltura. Al momento troviamo su internet ben 2500 blog dedicati al mondo dell’enologia. Su Facebook sono state create 2000 pagine e gruppi che parlano solo

© Andreas Mueller - Fotolia

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di vino. Alcune delle pagine sfiorano addirittura un milione di fan.

Tutti gli appassionati di vino si ritrovano dunque in rete per discutere sulle tendenze del momento, per confrontarsi sui migliori abbinamenti cibo-vino o per darsi appuntamenti agli eventi internazionali di vino.
Il vino quindi diventa sempre più social. Questo è anche lo scenario di riferimento del nuovo portale www.agivi.it, in rete tra poche settimane, che sarà il primo social network interamente dedicato al vino e pensato ai giovani imprenditori del settore. Uno degli obiettivi principali è quello di rafforzare il collegamento tra gli associati. Alla piattaforma é possibile accedere dopo una semplice registrazione con una password e poi sarà possibile condividere la propria passione, le proprie esperienze e dar vita ad un vero e proprio forum di discussione aperto giorno e notte.
Un dato finale interessante: secondo un’indagine aumenta la quota rosa nel settore vinicolo. La ricerca è stata effettuata da AGIVI (Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani) mediante la metodologia WOA (Web Opinion Analysis) che osservando i principali social network, blog e community interattive hanno scoperto che le donne che si occupano di vino su internet sono il 47% di tutti gli utenti.

29/03/2012
da Luca
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Consorzio San Gimignano

Noto soprattutto per la Vernaccia di San Gimignano D.O.C.G., il San Gimignano D.O.C. Rosso e il San Gimignano D.O.C. Vin Santo, il Consorzio della Denominazione San Gimignano nasce nel 1972 per volontà di un gruppo di nove persone, produttori di Vernaccia, che hanno dimostrato di essere molto consapevoli dell’utilità e della necessità dell’associazione per la corretta gestione del nome e del marchio San Gimignano. Il Consorzio ha dimostrato nel corso degli anni di riuscire a difendere con tenacia gli scopi prefissati alla fondazione dell’associazione. Primi fra tutti gli obiettivi troviamo i seguenti: la valorizzazione dei vini e difesa della loro immagine, promozione del marchio, ricerca e sviluppo della qualità dei prodotti.

© LianeM - Fotolia

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Da una piccola avventura privata è quindi nata un’iniziativa molto utile e che ha dato molti frutti a tutta la zona del Comune di San Gimignano. Grazie al lavoro attento e all’impegno mostrato nel corso degli anni il Consorzio ha ottenuto nel 1996 la “Denominazione di Origine Controllata”. Il Vernaccia di San Gimignano è stato il primo vino in Italia a poter vantare del fatto di essere diventato D.O.C.G. Oggi fanno parte del Consorzio delle Denominazione San Gimignano 77 aziende produttrici di Vernaccia. Nel 2009 la produzione delle aziende associate al Consorzio è stata di 3,1 milioni di litri, oltre l’80% della produzione totale. La Vernaccia è caratterizzata soprattutto dal suo colore giallo dorato ambrato e dal suo sapore fine, sottile, caldo con un leggero retrogusto di mandorle amare, che rende il vino unico e molto gradevole.
Ancora oggi l’impegno del Consorzio si contraddistingue grazie alle numerose iniziative di marketing e valorizzazione dell’immagine dei vini di San Gimignano, che mirano ad una maggiore diffusione sia in Italia che all’estero.

29/03/2012
da Luca
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Vino da record

© panthermedia.net/Francesco Dibartolo

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Per la prima volta il mercato auto è stato sorpassato da quello del vino. Nel 2011 il settore del vino made in Italy ha registrato 30 miliardi di euro di export, mentre quello delle automobili è rimasto fermo a 25 miliardi. Il Presidente di Veronafiere, Ettore Riello, ha dichiarato di essere molto felice del risultato e successo raggiunto nello scorso anno.

Dal palco del Vinitaly il giorno dell’apertura della fiera del vino domenica 25 marzo il Presidente ha inoltre affermato davanti a una platea di circa 4.300 espositori che l’industria vinicola italiana è un settore strategico per l’economia dell’Italia. Protagoniste attive di questo successo sono state 380.000 aziende italiane, tra cui anche molte piccole imprese. Nel 2011 il vino made in Italy si è riconfermato sul mercato come migliore esportatore dopo aver vissuto cinque anni bui, come ha ricordato il Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania. Il Ministro ha affermato inoltre al Vinitaly che il settore del vino è riuscito a trovare la formula vincente della produzione enologica nazionale. Precisamente egli si riferiva all’unione di due caratteristiche decisive: la varietà e l’identità territoriale uniche a livello internazionale. Il Ministro ha ricordato inoltre l’ottimo rapporto qualità-prezzo che contraddistingue il vino italiano.
Il punto forte del settore è che non delocalizza come fa ad esempio l’industria della moda. Tutto il processo di produzione, dalla coltivazione all’imbottigliamento, avviene infatti in Italia. Grazie a ciò il made in Italy alimentare rimane un asset strategico del sistema economico italiano. Il Paese può tornare a crescere economicamente solo se investe sulle proprie risorse uniche al mondo, quindi il territorio, la cultura, l’identità e il cibo, come puntualizzato dal Presidente della Coldiretti, Sergio Marini.

26/03/2012
da Paolo
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Vendita vini

Che gli italiani amino il buon vino è un dato noto e nell’acquisto di bottiglie ci si orienta sempre di più verso la qualità, a scapito della quantità. È quanto emerge da un’indagine condotta da SymphonyIRI Group per Vinitaly che conferma come le cifre di vendita pur risentendo della crisi, ricevano segnali importanti di crescita proprio dai vini di fascia più alta.

© PANORAMO - Fotolia

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Nel 2011 infatti i vini superiori ai 5 euro hanno fatto registrare un buon 11,1% in più, i vini sotto i 3 euro sono cresciuti invece dello 0,6%. Questo significa che il consumatore è sempre più attento nella ricerca della qualità e nonostante le promozioni sempre maggiori che riguardano i vini in brik, questi rimangono su livelli di vendita stazionari. Virgilio Romano, Client Service Director di SymphonyIRI Group sottolinea proprio il fatto che l’acquirente si orienta verso la qualità del vino, preferendo vini di fascia medio-alta, un trend molto positivo per l’intero settore vinicolo.

Guardiamo nel dettaglio quali sono i vini che vendono di più, forti della loro tradizione e della loro pregevolezza. In Toscana su tutti dominano i vini tipici della Regione nella vendita di bottiglie da 75 cl nei supermercati con il Chianti, il Morellino e il Sangiovese in testa. In Italia è il Chianti a essere uno dei più venduti, mentre altri toscani entrano nella classifica dei vini a denominazione d’origine con il tasso di crescita maggiore: Rosso di Toscana, Brunello di Montalcino, Rosso di Montalcino. Nei supermercati molto venduti sono il Lambrusco, il Sangiovese e il Montepulciano d’Abruzzo, ottimi tassi di crescita hanno il Pecorino delle Marche e dell’Abruzzo e il Pignoletto dell’Emilia. Un’offerta variegatissima, quella offerta dai vini italiani, che cresce grazie alla sua indiscutibile qualità.

13/03/2012
da Luca
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Marinata con il rosso

Un utilizzo del vino in cucina che arricchisce le vostre pietanze è senz’altro la marinata con il rosso. Si utilizza generalmente per ammorbidire la carne ed è perfetta per la selvaggina e per la carne di maiale.

© Lsantilli - Fotolia

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Attenzione alla scelta del vino; migliore è la qualità di questi infatti e migliore sarà la resa, assorbendo la carne i sapori e il gusto del vino. Si dovrebbero evitare i vini in brik che sono molto blandi e non dispongono di quel carattere deciso, essenziale per la buona riuscita. Meglio evitare i vini frizzanti e prediligere quelli con un grado alcolico non troppo elevato.

Una variante molto diffusa è quella che prevede l’utilizzo di due spicchi di aglio, sbucciati e tagliati in quattro pezzi. Schiacciateli contro il tavolo e poneteli in una ciotola con due cucchiai di olio extravergine di oliva. A questo punto aggiungete il vino rosso lentamente, un cucchiaino di rosmarino e il pepe nero. Mescolare bene con un mestolo di legno e  immergervi i pezzi di carne, facendo attenzione che s’impregnino bene su tutti i lati. Dopo mezz’ora la carne è pronta per essere cotta.

Altrimenti si potrebbe optare per un’altra versione, perfetta per la carne di maiale. Questa prevede l’utilizzo di due carote, un sedano, uno spicchio d’aglio, sei bacche di ginepro leggermente schiacciate, un rametto di rosmarino, alcuni grani di pepe e 6 dl di vino rosso. Prendere una ciotola che possa facilmente contenere la carne, versarvi sopra il vino e aggiungere i suddetti ingredienti. Chiudere bene la ciotola e riporla in frigorifero per almeno tre ore, mescolando ogni tanto in modo che la carne s’impregni bene. Passato questo tempo, la carne è pronta per essere cucinata come meglio credete. Buon appetito!

12/03/2012
da Federica
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Nobile di Montepulciano

© wjarek - Fotolia

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Il vino Nobile di Montepulciano D.O.C.G. rappresenta da molti anni un prodotto di prima qualità dell’enologia italiana e internazionale. La storia del paese di Montepulciano, che risale all’età etrusca nel IV secolo a.C., è da sempre legata alla fama delle sue vigne e del suo vino eccellente. Montepulciano è situato nella parte sud della provincia di Siena, in una bellissima cornice tra le valli dell’Orcia e quella della Chiana. La zona ha una tradizione enologica molto antica. Il primo documento riguardante il vino è del 789. Dall’alto Medioevo in poi i vigneti produssero vini di alta qualità. Il vino conobbe poi all’inizio del 1900 un periodo di declino dato che i produttori diedero maggiore importanza al Chianti. Infatti la maggior parte del vino prodotto in Toscana in quel periodo era proprio il Chianti. In seguito, a partire dal 1960, il Nobile visse un rilancio e un risveglio della vinicoltura indirizzata a questo vino prezioso. Nel 1980, dopo che molte aziende si riconvertirono al Nobile piuttosto che al Chianti, arrivò il riconoscimento come vino D.O.C.G. per il Nobile di Montepulciano.

Dal 1965 il Consorzio tutela il marchio e promuove con grande successo il vino in tutto il mondo, tra cui oltre al Nobile, anche il DOC Rosso di Montepulciano, il Vin Santo, il Chianti Colli Senesi e il Bianco Vergine Val di Chiana.
Il Nobile si può riconoscere dal colore rubino tendente al granato con l’invecchiamento. Il sapore è caratterizzato da un retrogusto leggero di legno ed è asciutto ed equilibrato. L’odore è floreale e molto intenso. Da ricordare sono le annate eccellenti del 1958, 1970, 1975, 1985, 1988, 1990, 1995, 1997, 1999 e il 2006. Il 2009 viene considerato l’anno migliore per la storia del Nobile di Montepulciano.

11/03/2012
da Paolo
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Cantine cilene

© ALCE - Fotolia

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Il Cile è il più importante paese vinicolo del Sud America e fra i primi paesi dell’emisfero meridionale dove è iniziata la coltivazione dell’uva. Il Cile ha puntato soprattutto la propria produzione sulle varietà cosiddette internazionali ed è riuscito nonostante ciò a sviluppare con queste uve dei vini che presentano caratteristiche tali da essere considerati oggi giorno vini tipici cileni.

Soprattutto due zone sono molto famose per la produzione di vino, la Valle del Maipo, situata a Santiago, e la Valle Colchagua, che dista circa due ore dalla capitale. Qui nascono vini dalla fama in continua ascesa e hanno sede aziende vinicole nazionali ed internazionali di altissimo livello. Queste zone sono diventate due mete molto amate dai turisti, soprattutto europei, ed è possibile partecipare a numerose visite guidate alla scoperta dei più importanti vigneti. Molto visitata è la Valle del Maipo, dato che si trova appena fuori le mura cittadine di Santiago. La zona è molto fertile e irrigata dal fiume Maipo ed ha una tradizione enologica molto antica. Qui sono situate le più grandi aziende vinicole, tra cui la Vina Concha y Toro, la più famosa in Cile, terza a livello internazionale in termini di vendita e produzione e una delle più premiate in assoluto. Le bottiglie più rinomate sono il Cabernet Sauvignon e il Carmenere. Qui è possibile visitare il noto “casillero del diablo” (in italiano “la cantina del diavolo”), una cantina che dà il nome a uno dei vini più conosciuti e buoni cileni.
Inoltre in questa zona è possibile visitare anche altre due cantine molto rinomate: Vina Cousino Macul e Vina Santa Rita. La prima ha più di 150 anni di storia ed è diventata celebre soprattutto per l’utilizzo di sole uve, senza prestare attenzione a additivi e prodotti chimici. La seconda è stata fondata nel 1880 e vende il suo vino in ben 75 paesi. Essa si focalizza su una fascia di mercato molto alta.

07/03/2012
da Federica
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Buon appetito!

Il piacere della tavola è strettamente legato alla giusta combinazione tra pietanze e vini. Niente esalta al meglio il gusto di un cibo come il vino più adatto, che si sposa in un connubio perfetto con gli ingredienti prescelti. Eppure non sempre è facile abbinare il giusto vino al piatto o ai piatti preparati; ecco perché l’ideale sarebbe abbinare ad ogni portata un calice diverso. Dall’aperitivo sino al dolce la struttura dei vini, i loro profumi, i loro sapori si diversificano notevolmente.

© Comugnero Silvana - Fotolia

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Generalmente si dovrebbe sempre abbinare a un piatto regionale un vino della stessa zona; in questa maniera si crea una sorta di affinità tra sapori che si legano tra loro, identificando il territorio. Un altro modo per abbinare il vino al cibo è quello di seguire un principio di contrapposizione o di concordanza. In pratica a un piatto grasso si abbina un vino fresco, capace di contrastare la pesantezza della pietanza, senza appesantire ulteriormente. Si segue qui il principio di contrapposizione tra le caratteristiche del cibo e quelle della bevanda; in caso di concordanza si utilizza un vino che riprenda le stesse caratteristiche del cibo, come nel caso dei dolci. A questi infatti si accosta di solito un vino dolce, perché la struttura zuccherina è troppo forte per essere controbilanciata da un Syrah o da un Morellino.

Altro abbinamento per concordanza è quello che si ha quando per un piatto elaborato si sceglie un vino corposo, invecchiato, che non si lasci coprire dalla pietanza e che ne vada anzi a riprendere il carattere. Al contrario ovviamente un piatto fresco e leggero, sia nella preparazione, che nella quantità e natura degli ingredienti non dovrebbe mai venire coperto da un vino complesso, ma esaltato da un vino altrettanto fresco.

04/03/2012
da Federica
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La storia del Rioja

© dario - Fotolia

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La Rioja è una provincia e una comunità autonoma della Spagna settentrionale confinante con i Paesi Baschi a nord, con la Navarra a nord-est, con l’Aragona a sud-est e con la Castiglia e Leon a ovest. La regione prende nome dal fiume Oja – in lingua spagnola Rio Oja – un affluente del fiume Ebro. Essa è famosa soprattutto per la produzione di vino e viene considerata fra le regioni vinicole piè rappresentative della Spagna. Soprattutto il vino rosso della zona è uno dei vini più autorevoli iberici.

La storia di questo vino è molto influenzato dalla tradizione enologica francese. In particolare la zona ha da sempre avuto legami molto forti con Bordeaux. L’influenza della viticoltura francese su quella del Rioja è stata determinante per lo sviluppo del vino, che oggi è l’unico della Spagna ad essere riconosciuto come DOC (Denominazione di Origine Qualificata).
La storia del vino in questa regione spagnola risale all’antichità. Documenti romani testimoniano che già ai tempi degli antichi romani nella valle a nord del fiume Ebro venivano coltivate viti e prodotti vini di qualità. Durante il dominio arabo la produzione e il commercio di vino conobbero una pausa, ma vennero poi rilanciate nel periodo a seguire, dal XV secolo in poi. Come anche in altre zone d’Europa, nella regione iberica l’attività svolta dai monaci cristiani fu di grande importanza per l’enologia locale. A partire dal diciannovesimo secolo il Rioja visse un grande sviluppo dato che i produttori Bordolesi si trasferirono in massa in Spagna, e soprattutto nella Rioja, a causa dell’oidio e poi della fillossera, che colpirono i vigneti francesi, e aiutarono in modo significativo per lo sviluppo futuro dei vini della Rioja. L’influsso delle metodologie francesi divenne un segno distintivo dei vini di questa zona.

01/03/2012
da Luca
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La vite

L’Europa è il continente che detiene ben l’80% della produzione mondiale di vino e l’Italia è il primo Paese viticolo del mondo. Il clima e la struttura del terreno rendono il Belpaese ideale per coltivare la vite, che già ai tempi dei sumeri veniva coltivata dall’uomo.

© AndreaOiser - Fotolia

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La tradizione continuò con gli egizi, i greci e gli etruschi e ai tempi dei Romani si contavano circa 140 tipi di vini. Con il crollo dell’Impero la tradizione vinicola continuò all’interno dei monasteri e solo con Carlo Magno la produzione rifiorì, grazie alla sua passione per la bevanda di Bacco. Per un lungo periodo la vite venne coltivata in Europa, fino a quando dall’America non giunsero pericolosi parassiti che, attaccando la pianta, la condussero quasi fino all’estinzione. I peggiori furono la filossera, la peronospora e l’oidio; questi ultimi due ancora oggi vengono combattuti con preparazioni a base di rame e zolfo. S’interviene ogni 10-12 giorni e 45 giorni prima della vendemmia, onde evitare che la fermentazione ne possa risentire. La filossera non è più un parassita da combattere, dato che in Europa si utilizzano ormai le radici di tipo americano che ne sono immuni, sulle quali poi s’innesta la parte fruttifera europea.

Durante il riposo vegetativo la vite viene potata per assicurare una buona resa futura, eliminando i tralci che hanno già dato i frutti. A seconda del tipo di potatura si avrà una differenza per quanto riguarda la qualità e la quantità del vino che si otterrà. Generalmente la vite inizia a produrre i suoi frutti a partire dal 3 o 4 anni di vita e il suo ciclo vitale dura fino ai 30, dopo di che si estirpa il vigneto, in modo che il terreno possa riposarsi.